Bisogna premettere che durante tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale, l’approvvigionamento per le truppe italiane è stato un grosso problema, a differenza dell’ottima organizzazione delle fazioni alleate (s’intende, dopo la caduta di Parigi, Inghilterra e Stati Uniti) e delle fazioni facenti parte dell’asse Ro.Ber.To. esclusa l’Italia, che disponevano, infatti, oltre al classico scatolame (carne, zuppe, sardine ecc...), di pasti caldi e, in casi di necessità anche delle cosiddette Razioni K (consistevano in cibo liofilizzato che permetteva “un’autonomia” di settimane). La maggior parte delle volte, infatti, i militari italiani erano obbligati ad arrangiarsi a come potevano, a causa della pessima organizzazione.
Come si può leggere nel libro I Piccoli Maestri, lo stesso problema si presentava anche per i partigiani italiani. Non avendo un Intelligence di settore, i rifornimenti di cibo erano presenti grazie a civili che donavano ciò che potevano, aiuti alleati e a volte assalti ben riusciti a rifornimenti nemici. Solitamente, comunque, i pasti giornalieri erano uno, massimo due. Essi consistevano in cibi molto semplici come la polenta e quasi mai carne giacché era un alimento considerato di lusso (solo gli ufficiali, infatti, ne consumavano con una certa regolarità).
Detto ciò però non bisogna pensare che la popolazione civile avesse vita facile. Dato che l’Italia era soggetta a un embargo da parte di Inghilterra e Stati Uniti, tutto doveva essere razionalizzato (è così che nascono le tessere annonarie, che limitavano la distribuzione di generi come pasta, carne, farina ecc...). Data la lunga durata del conflitto, però, le quantità distribuite calarono (per esempio dal ’41 al ’44 il pane distribuito giornalmente passò dai 500g, fino a 100g). Il problema era quasi assente per ceti sociali alti, dato che potevano permettersi di acquistare generi non distribuiti o di lusso (sigarette, cioccolato...) rivolgendosi al mercato nero. Altra categoria “privilegiata” fu quella dei contadini, poiché poteva contare sulla propria produzione, aumentando così le quantità, e diminuendo i casi di malattie come la pellagra.
Leonardo Faggionato



