Visualizzazione post con etichetta guerra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta guerra. Mostra tutti i post

venerdì 20 novembre 2009

L’eredità psicologica della guerra

Nel libro” I piccoli maestri ”di Luigi Meneghello si capisce che la guerra cambia la mentalità delle persone. È semplice durante un combattimento ,con la paura di morire, prendere il parabello, sparare e magari uccidere qualche avversario .Ma è difficile riflettere quando tutto è finito. Quando la guerra è finita all’inizio il soldato prova gioia per avere la fortuna di essere in vita,ma dopo un po’ la maggior parte dei soldati comincia a riflettere sulle loro azioni e ricordono quelle terribili immagini . Le statistiche dimostrano che una grande percentuale dei reduci di guerra ha problemi psicologici. Al continuo ricordo di spari,feriti e morti si reagisce in modo diverso. Ci sono reduci che riescono ad opprimere i ricordi e a far finta che tutto non sia accaduto. Questi cercano di vivere senza soffermarsi su quei momenti,ma ogni tanto i ricordi ritornano. Poi ci sono soldati tormentati dai ricordi così tanto da cadere in depressione e qualcuno riesce dopo una cura ad uscirci, ma altri no. Infine si riscontra un modo di reagire più drammatico,il suicidio . Quando le terribili immagini ti perseguitano qualcuno preferisce farla finita. Richard Gabriel certifica che durante la seconda guerra mondiale l’esercito americano ha subito una perdita di 504000 uomini a causa di collassi psichiatrici . Lo studio di combattenti dell'Esercito degli Stati Uniti sulle spiagge della Normandia ha rilevato che dopo 60 giorni di lotta continua il 98% dei soldati sopravvissuti erano diventati vittime psichiatriche e il restante 2% identificati come "aggressive personalità psicopatiche. I politici alla fine di una guerra si sono preoccupati di molti aspetti , tralasciando però i problemi psicologici che hanno causato la continua lotta ai sopravvissuti.
Marta Iselle

venerdì 6 novembre 2009

I gruppi partigiani nel Bellunese e Agordino


Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con la conseguente caduta del regime fascista, si aprì in Italia un periodo difficile destinato a condizionarne il futuro. I nazisti entrarono in Italia occupandone il territorio e, dato che l’esercito regolare si era dissolto, toccò ai nuclei partigiani, formati principalmente da giovani e antifascisti, tentare la difesa e la liberazione del paese. Nell’Agordino, ma soprattutto nel Bellunese, si crearono gruppi ben organizzati tra i quali ricordiamo il primo nucleo partigiano “Luigi Boscarin”/“Tino Ferdiani” creato il 7 novembre 1943 su iniziativa del Comando Veneto e delle Brigate Garibaldi. Le Brigate Garibaldi, per l’appunto, furono molto attive nell’area di Belluno e Agordo con le varie Brigate “Leo de Biasi”, “Beduschi” e “Fratelli Fenti” operanti nella stessa Agordo le quali, tutte insieme, formarono il gruppo “Carlo Pisacane”. Altre importanti Brigate che esercitarono nel territorio Bellunese furono quelle “Calvi” e “Cacciatori delle Alpi” nel Cadore e quella nel Feltrino denominata “Antonio Gramsci”. Le Brigate e le organizzazioni partigiane fornirono un notevole contributo alla lotta contro i nazisti grazie anche al fatto che potevano arruolare persone colte e intellettuali che potevano dare un forte aiuto strategico in battaglia. Le Brigate Garibaldi costituirono l’80% circa di tutta la forza partigiana ed erano organizzate in tutt’Italia anche se in maggior parte nel Nord del paese. Queste agivano solitamente di soppiatto e silenziosamente tramite dei sabotaggi che indebolivano il nemico. Raramente i gruppi partigiani cercarono lo scontro diretto anche se questa tecnica non salvò le oltre 40 mila vittime partigiane della guerra. I partigiani arruolati nel Triveneto furono circa 34 mila e ne perirono, purtroppo, più di 7 mila; altri furono deportati nei Lager o imprigionati dai tedeschi.



Alessandro Bregalda

lunedì 19 ottobre 2009

Tra ironia e avventura, la resistenza come formazione


Abbiamo cominciato a leggerti, libro.
Questo "I Piccoli maestri" di Meneghello ci è immediatamente piaciuto, fin dalle prime pagine. Ci sei sembrato subito simpatico perchè parli facile e ti fai capire. Sappiamo che ora devi essere quello alla mano perchè più avanti arriveranno episodi difficili da mandare giù, nudi e crudi, reali, sofferti.
Parlare di guerra per noi che l' abbiamo vista solo con il binocolo nei libri di storia o dal racconto dei nonni non è cosa semplice. Rischiamo di adottare quel superficiale distanziamento di chi prende tutto alla leggera.
E' per questo che vogliamo entrare bene dentro di te, leggerti e rileggerti, approfondirti, osservarti e poi ancora usarti con lo sguardo consumato di chi vuole scoprire tutto e più di tutto.
Siamo pronti e cominciamo subito, uno dopo l' altro, a navigare a vista fra i riferimenti che ci dai, di un paesaggio a noi già un po' noto che ancor di più lo diventerà.
Approfondiremo, uno dopo l' altro, gli aspetti che troviamo e che ci incuriosiscono ( o incuriosiscono il professore, che sarebbe il sottoscritto) per aver più chiaro ciò che ci racconti. E' un esperimento di critica monografica, binomio di sostantivi dall' aspetto ambizioso, perchè siamo convinti che anche un gruppo si studenti 15enni hanno qualcosa da dire di questo mondo che stiamo andando ad esplorare.
Piccoli maestri, come piccoli studenti o piccoli uomini e donne. Piccoli, perchè si è sempre piccoli davanti a realtà come la guerra ( in negativo), e l' amore ( in positivo), due tra i grandi temi presenti in questo romanzo.
procederemo disordinatamente nei contenuti, ma ordinatamente rispetto al libro. Ogni qualvolta si trovi qualcosa di utile e interessante per comprendere meglio il romanzo, lo sventreremo e proporremo un bel post di ricerca.
L' ambizione è quella di scriverne almeno uno alla settimana. No, direi almeno due.
Si vedrà.

Buon lavoro,
e soprattutto buona lettura.

Prof. Simone Ariot