Camminavamo in mezzo alla strada, andando incontro all’ottava armata.[...] Com’è strana la vita, sono arrivati gli inglesi. Benvenuti. Questi carri sono i nostri alleati. [...] “Benvenuti” dissi. “La città è già nostra”. [...] Rientrammo in città seduti sul carro chiacchierando a urli con gli inglesi.
-Luigi Meneghello; I Piccoli Maestri-
Il giorno 28 aprile (e la notte del 27) furono per Padova storici. Divenuta per alcune ore teatro di una violenta schermaglia urbana tra truppe tedesche della R.S.I. e partigiani, la città fu infine liberata poco dopo lo zenit dai combattenti volontari padovani, che costrinsero alla resa anche i soldati tedeschi di stanza fuori città, appartenenti alla ventiseiesima divisione. I partigiani che operarono alla liberazione non sono assimilabili ad una sola delle tante “bande” che imperversavano contro i tedeschi nel triveneto, bensì al più generale comando del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, o meglio la sua divisione veneta; avente fra i maggiori esponenti popolari alcuni dei più insigni professori dell’Università di Padova (fungente anche da sede, all’occorrenza), che non a caso ricevette la medaglia al valore militare. Come detto prima, furono più le azioni dei partigiani, che non quelle degli Alleati, a liberare Padova dal giogo nazista. Già nei giorni precedenti erano andate in porto alcune azioni preparatorie –sagacemente studiate-, come la postazione di soldati nei pressi dei ponti sul Brenta, pronti ad occuparli allo scattare della controffensiva, per bloccare gli spostamenti della Xª Flottiglia MAS. Proprio questa occupazione fu vitale per la ribellione: senza poter avere una mappa chiara dei luoghi di scontro, la Xª ordinò un attacco d’artiglieria su vasta scala, con morti da ambo gli schieramenti, per poi essere costretta alla ritirata dai vari presidi sui ponti. La disorganizzata guerriglia di strada volse ben presto a favore dei padovani: grazie al presidio armato di molti edifici, i partigiani ebbero facilmente la meglio sulle ignare truppe tedesche, impossibilitate ad eseguire gli ordini del feldmaresciallo Kesserling, che continuava a ordinare la resistenza ad oltranza (via radio). La resa, voluta dalla divisione Platzkommandantur, fu firmata in una sala del Convento di S. Antonio, alla presenza dei capi del CLN, dal comandante della divisione sopraccitata, appunto. I caduti partigiani furono 224, quelli civili più di un centinaio. I tedeschi, dal canto loro, lasciarono sul terreno ben 500 uomini, mentre gli arresi furono 19.500. L’XIIIª Armata Inglese giunse al termine degli scontri, appena in tempo per prendere in consegna i prigionieri, da scortare al tribunale marziale di Venezia; e godersi il plauso delle folle.
Dal Zovo Luca